Archivi categoria: fisco

Addio all’emissione di scontrini e ricevute fiscali

L’esercente commerciale potrà, piuttosto che battere il tradizionale scontrino sul registratore di cassa e rilasciare il documento fiscale cartaceo al cliente, comunicare l’operazione in via telematica all’Agenzia delle Entrate. Chi acquista non avrà più il mitico scontrino che, sino ad oggi, è stato anche utilizzato come prova di acquisto e come documento necessario per far valere la garanzia. È quanto prevede il nuovo regime Iva dei cosiddetti corrispettivi telematici il quale sostituirà l’attuale sistema di scontrini e ricevute fiscali rilasciate da negozi e altri esercizi. Andranno così in soffitta i vecchi registratori di cassa e i negozianti dovranno invece dotarsi di un “registratore telematico” che però sarà in grado, qualora il cliente lo richieda, di emettere la fattura cartacea (si pensi alla partita Iva che acquista materiale di cancelleria per l’ufficio o al professionista che vuole “scaricare dalle tasse” una cena con clienti). La versione definitiva del provvedimento vedrà la luce entro ottobre. In particolare, una legge varata lo scorso anno prevede che i soggetti esonerati dall’obbligo di emissione della fattura, a decorrere dal 1° gennaio 2017, possano optare per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati dei corrispettivi giornalieri delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi, con effetto dall’inizio dell’anno solare e per 5 anni. Detta memorizzazione e trasmissione dei dati sostituiranno il rilascio di scontrini e ricevute fiscali, fermo restando l’obbligo di emettere la fattura se richiesta dal cliente. Chi si vorrà valere dei nuovi registratori telematici dovrà comunicarlo all’Agenzia delle Entrate entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello di attivazione degli adempimenti telematici e ha effetto per l’anno di attivazione e per i quattro anni solari successivi (in tutto 5 anni).

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Per un solo giorno di ritardo nel pagamento delle tasse non possono essere applicate le sanzioni

La controversia nasce da una cartella di pagamento, emessa da Equitalia, nei confronti di un contribuente, a seguito di liquidazione automatizzata delle imposte  effettuata dall’Agenzia delle Entrate sulla dichiarazione Unico. In seguito a un controllo automatizzato, l’Agenzia delle entrate aveva elaborato e notificato al contribuente un avviso bonario, con quale, a fronte di omessi versamenti a titolo di imposte, venivano indicati gli importi dovuti a cui però si sommavano gli interessi per ritardato versamento le sanzioni calcolate in misura ridotta al 10%. Il contribuente versava la prima rata con il giorno di ritardo; pertanto la rateazione non veniva ritenuta valida e il sistema elaborava automaticamente gli importi dovuti, a titolo di imposta, interessi e sanzioni in misura piena, comunicandoli a Equitalia per la successiva modifica della cartella di pagamento. Il contribuente si opponeva alla cartella, lamentando la sproporzione tra l’inadempimento (il giorno di ritardo nel versamento della rata) e l’ammontare delle sanzioni irrogate in misura piena pari al 30% in cartella. Secondo i giudici tributari, non scattano le sanzioni a carico del contribuente se paga con un solo giorno di ritardo la rata relativa alle imposte. Si tratta, infatti, di “lieve ritardo” nel pagamento. Il ritardo di un solo giorno nel pagamento di una sola rata – si legge in sentenza – non può che evidenziare l’accidentalità dell’evento e non l’intenzionalità di sottrarsi a un pagamento di imposte dovute e legittimamente richieste. Manca quindi quell’intenzionalità che è alla base della sanzione prevista dalla legge. Inoltre, la misura eccessiva della sanzione per un solo giorno di ritardo non è in linea con la Costituzione italiana per la quale le tasse e le relative sanzioni, oltre ad essere coerenti, devono anche essere commisurate alla capacità contributiva dei contribuenti. Del resto l’illogicità delle sanzioni, in caso di lievi ritardi, è stata riconosciuta dallo stesso legislatore che  ha esteso a tutti i tributi l’ulteriore riduzione della sanzione a un importo pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni.E più di recente, il decreto legislativo di riforma fiscale approvato l’anno scorso  ha introdotto il principio del «lieve inadempimento», in base al quale la rateizzazione «non decade nel caso in cui il tardivo versamento della prima rata non sia superiore a sette giorni».

Come si chiamerà, dopo che sarà eliminato, il nuovo bollo auto?

Pare che Renzi abbia radunato il suo staff per dire che, serve qualcosa di nuovo e popolare, perchè gli italiani si sono già abituati alle riforme fatte in poco meno di due anni e si son già dimenticati degli 80 euro in busta paga. E così in odor di sconfitta nei sondaggi, Renzi ha estratto il suo asso dalla manica, udite udite, forse già dall’anno prossimo non si pagherà il bollo auto, della cui abolizione si parla, già da tempo e ci si si aspettava che, proprio nella appena approvata legge di Stabilità, ci sarebbe stata qualche misura di contenimento dell’imposta, che invece  non c’è stata, e anzi, si è cancellata l’esenzione per le auto storiche.
Non è dato sapere come avverrà l’abolizione del bollo auto e soprattutto, a fronte di quale altro sacrificio poichè sappiamo bene che le Regioni traggono, dall’imposta sulla proprietà delle auto, una delle proprie principali entrate. E dunque è lecito interrogarsi  cosa chiederanno in cambio gli assetati e sempre in perdita enti locali italiani. La domanda sorge spontanea «Come si chiamerà, dopo che sarà eliminato, il nuovo bollo auto?»

Dolianova. Importante riconoscimento per la Cantine di Dolianova.

Il 4° concorso internazionale Concours Grenaches du Monde 2016, manifestazione unica e di rilievo internazionale, ha avuto luogo il 5 febbraio 2016 a Saragozza, Spagna. Le Cantine di Dolianova hanno ottenuto un riconoscimento importante, sono state insignite di due prestigiosi riconoscimenti:
Medaglia d’Oro al nostro Blasio Cannonau di Sardegna DOC 2011
Medaglia di Bronzo all’Anzenas Cannonau di Sardegna DOC 2013

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Questa importante realtà aziendale, nasce nel 1949 grazie alla spinta propulsiva dei produttori del territorio del Parteolla, con l’obiettivo di produrre vini di qualità in un’area di per se particolarmente vocata alla viticoltura. Il vanto dell’azienda è sempre stato quello di valorizzare vini e vitigni tipici del territorio, ottenendo importanti riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali che ne attestano l’alto livello qualitativo, frutto di sapiente lavoro in un’isola dal fascino incomparabile.
La Cantina si trova nella parte meridionale della Sardegna, quella più assolata, da sempre nota per la sua millenaria cultura vinicola. Già al tempo dei Nuraghi era diffusa la coltivazione della vite e la trasformazione in vino. Rinomati sono i vitigni autoctoni, tra cui il Vermentino ed il Cannonau, ma anche il Nuragus, il Monica ed il Moscato, per citare i più rappresentativi del Parteolla. Le Cantine di Dolianova meritano una menzione speciale per aver contribuito al consolidamento all’estero della fama dei vini della Sardegna.

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Ganasce fiscali. Equitalia, rende il bene utilizzabile.

In caso di debiti Equitalia, l’opzione di pagamento a rate delle cartelle esattoriali non cancella fermi ed ipoteche già in essere (pur bloccando l’avvio di nuove misure cautelari). Tuttavia, la richiesta di un piano di rateazione consente la sospensione delle ganasce fiscali come ad esempio il blocco auto: a consentirlo è la circolare 105/2016 dell’agente della riscossione, operativa dal 15 febbraio 2016 ed applicabile ai contribuenti che accedono a un piano di dilazione e che hanno versato la prima rata. Il tutto, grazie ad un accordo con il PRA, che permette la circolazione del veicolo. Nonostante l’accoglimento dell’istanza di pagamento a rate, le ganasce in essere non vengono eliminate ma soltanto sospese, rimanendo attive fino al fino al pagamento dell’ultima rata. La richiesta di rateazione non blocca neanche le azioni esecutive dell’eventuale bene espropriato e già venduto all’asta. Stesso discorso per i casi in cui il creditore abbia presentato istanza di assegnazione, nelle ipotesi in cui l’incanto non sia andato a buon fine. L’accoglimento della richiesta di rateazione non blocca neanche il pignoramentopresso terzi di stipendi, conti correnti, pensioni, crediti di clienti e così via, nel caso in cui il terzo abbia già reso dichiarazione positiva di essere debitore nei confronti del soggetto iscritto a ruolo. In tutti gli altri casi l’accoglimento dell’istanza di pagamento dilazionato presentata dal contribuente ferma le ganasce fiscali, purché il contribuente versi la prima rata. La nuova disposizione Equitalia, pur non sbloccando le ganasce, tecnicamente rende il bene utilizzabile, in quanto sospende le ganasce. Infatti, nel classico fermo auto il veicolo risulta inutilizzabile e la vettura rischia di perdere il valore di mercato alla fine del piano di rateazione (da 6 a 10 anni), oltre a rischiare l’usura per inattività.

In arrivo il taglio alle pensioni di reversibilità

Leggendo tra le righe del piano contro la povertà annunciato nei giorni scorsi dal governo.  si deduce che la legge delega in questione,  ripropone di assegnare un sussidio alle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà rendendo strutturale la misura di sostegno grazie alle risorse derivanti dalla ‘razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e previdenziale’. Una razionalizzazione che pare  sia ancor più necessaria se dovesse andare in porto la legge Cirinnà sulle unioni civili che estenderebbe il diritto alla reversibilità anche al caso dei conviventi uniti con  unioni civili, i cui costi rappresentano un’incognita.

La riforma delle prestazioni di sostegno al reddito prevista dal disegno di legge di contrasto alla povertà (approvato dal Governo nel cdM del 28 gennaio) comporterà requisiti più stringenti per gli assegni pensionistici ai superstiti. Per sapere esattamente cosa succederà, bisogna attendere il testo del ddl approvato dal Governo che poi deve intraprendere l’iter parlamentare. In pratica, l’intenzione è quella di rivedere l’importo delle pensioni di reversibilità e indirette in base al reddito dei familiari aventi diritto.
Ad oggi gli assegni ai superstiti vengono così erogati:

60% se il trattamento spetta solo al coniuge;
70% se spetta solo a un figlio;
80% se ci sono il coniuge e un figlio oppue due figli senza coniuge;
100% in presenza di coniuge e due o più figli oppure tre o più figli;
15% per ogni altro familiare, avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti.
Oggi la misura dell’assegno dipende fondamentalmente dal numero dei parenti aventi diritto. La riforma prevede invece che il trattamento venga ridotto in proporzione al reddito dei familiari che la percepiscono. Già ora, comunque, la pensione ai superstiti viene ridotta se il titolare possiede altri redditi, di una percentuale che va dal 25% al 50% del trattamento spettante a seconda della soglia di reddito (la riduzione massima si applica in caso di reddito superiore a cinque volte il minimo, quindi oltre i 32.622,85 euro). Le nuove prestazioni verranno riconosciute in base all’ISEE. Secondo quanto si apprende, però, questa rideterminazione terrà conto solo della componente reddituale, non di quella patrimoniale (che pure rientra nell’ISEE).
Il riordino tramite riclassificazione dei trattamenti in base al reddito non riguarderà solo le pensioni ai superstiti ma anche gli altri trattamenti assistenziali o previdenziali legati a condizioni di bisogno:assegno sociale e le varie maggiorazioni sociali. Come prima anticipato, il ddl di contrasto alla povertà introduce un reddito minimo destinato a persone e famiglie sotto la soglia di povertà. Secondo le anticipazioni del ministro del Lavoro Poletti, il trattamento sarà pari a 320 euro al mese, inizialmente destinato a circa un milione di famiglie, con priorità per i nuclei con figli minorenni. Le risorse, almeno per questo 2016, arriveranno proprio dai risparmi conseguiti con il taglio alle pensioni ai superstiti. I beneficari saranno destinatari di piani personalizzati di inclusione sociale e lavorativa

Assicurazione casalinghe, non solo per le donne.

Dal 1° gennaio 2016 è possibile effettuare, con nuove modalità, il pagamento del premio per il rinnovo dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni domestici. L’Inail, con una circolare , ha chiarito che, a causa delle difficoltà nell’associare i pagamenti effettuati con modalità home banking all’assicurato, il premio 2016 potrà essere versato, o in modalità tradizionale, tramite bollettino postale, o tramite il nuovo sistema Pago Pa, che consente il versamento con carte di credito, bonifico bancario ed altri strumenti elettronici. Nonostante l’assicurazione sia riconosciuta sotto la denominazione “per casalinghe”, non è riservata alle sole donne, ma a chiunque, tra i 18 ed i 65 anni, svolga, in via non occasionale, senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, un’attività in ambito domestico, finalizzata alla cura delle persone che costituiscono il proprio nucleo familiare e alla cura dell’ambiente domestico in cui risiede la famiglia. L’assicurazione tutela dal rischio infortuni, ma questo non vuol dire che qualsiasi incidente domestico dia luogo al pagamento del risarcimento nei confronti dell’assicurato, l’Inail, riconosce i soli casi d’infortunio, avvenuti esclusivamente in ambito domestico, per causa violenta o virulenta, che causino al danneggiato un’inabilità permanente superiore al 27%.

Devono assicurarsi con l’Inail:
– pensionati che non hanno superato i 65 anni;
– cittadini stranieri che soggiornano regolarmente in Italia e non hanno altra occupazione;
-tutti coloro che, avendo già compiuto i 18 anni, lavorano esclusivamente in casa per la cura dei componenti della famiglia (compresi ragazzi o ragazze in attesa di prima occupazione);
– studenti che dimorano nella città di residenza o in località diversa e che si occupano anche dell’ambiente in cui abitano;
– lavoratori in cassa integrazione guadagni (CIG);
– lavoratori in mobilità;
– lavoratori stagionali, temporanei e a tempo determinato.
Queste ultime tre categorie di lavoratori devono assicurarsi per i periodi in cui non svolgono attività lavorativa. Il premio assicurativo, non essendo frazionabile, dovrà essere versato per l’intero anno, ma la copertura assicurativa opererà solo nei periodi d’inattività lavorativa.
In uno stesso nucleo familiare possono assicurarsi più componenti, poiché l’assicurazione “ segue” la persona, non il nucleo.
Non devono essere assicurati:
-lavoratori socialmente utili (LSU);
-beneficiari di borse di lavoro, corsi di formazione, tirocini (pur non costituendo, tali rapporti, dei rapporti lavorativi);
-lavoro part time, in quanto il lavoratore è comunque iscritto presso forme obbligatorie di previdenza sociale.
Il premio è dovuto nella misura di 12,91 euro l’anno, come abbiamo detto non frazionabili, anche per iscrizione per un periodo inferiore a 12 mesi.
Non sono previsti sconti o riduzioni, ma sono esonerati dal versamento coloro che possiedono un reddito personale entro i 4.648,11 euro annui, e un reddito familiare non superiore a 9.296,22 euro.
L’assicurazione tutela esclusivamente gli infortuni avvenuti in occasione e a causa del lavoro prestato in ambito domestico, cioè avvenuti nell’abitazione nella quale dimora la famiglia dell’assicurato.
Sono compresi anche gli infortuni avvenuti nelle pertinenze della casa familiare, come soffitte, cantine, giardini e balconi, e le parti comuni condominiali, come terrazzi, scale e androni.
È assimilata alla casa familiare anche l’eventuale abitazione presa in affitto per trascorrere le vacanze (ma non all’estero).
Sono tutelati, come infortuni occorsi in ambito domestico, quelli avvenuti in occasione di attività finalizzate alla cura della famiglia. Rientrano nella tutela assicurativa anche i seguenti eventi:
– infortuni avvenuti per attività connesse a interventi di piccola manutenzione, non richiedenti una particolare preparazione tecnica (cosiddetti interventi “fai da te”);
– infortuni avvenuti per la presenza in casa di animali domestici (cani, gatti, pappagallini, conigli, criceti…), poiché la loro cura rientra tra le incombenze domestiche; non è invece tutelato l’infortunio per la cura di un animale non domestico.